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Al Castello del Buonconsiglio

 

 

Il Castello del Buonconsiglio, dopo il successo internazionale legato alla mostra sul gotico, ha messo in campo, in questi giorni, una mostra sicuramente di prestigio. Dal 15 marzo al 15 giugno  è la volta di “Valentino Rovisi nella bottega del Tiepolo”. La mostra, proveniente dal Museo Pinacoteca della Magnifica Comunità di Fiemme, indaga questo prestigioso artista nato a Moena nel 1715 e formatosi a Venezia presso la bottega del Tiepolo. Moltissime le sue opere presenti in Chiese e Palazzi, nonché capitelli, delle valli Trentine. Ora finalmente visibili grazie a Chiara Felicetti, curatrice della mostra e del catalogo. La mostra su Velentino Rovisi dei suoi capolavori più significativi sono oggi visibili al castello del Buonconsiglio di Trento, grazie alla partecipazione di molti privati che hanno messo a disposizione diversi dipinti del pittore moenese, allievo del Tiepolo. Patria di diverse generazioni di artisti, la Val di Fiemme vanta una singolare tradizione oltre che storica, per la presenza millenaria della Magnifica Comunità, anche artistica, avendo visto svilupparsi nel corso dei secoli una vera e propria scuola pittorica, assente in altre zone della regione. E’ in questa originale cultura figurativa che si inserisce la figura e l’opera di Valentino Rovisi al quale viene dedicata la mostra, «Il metodo di una vera e lodevole imitazione », Figlio di Pietro e Maria Felicetti, Valentino Rovisi nacque a Moena ove fu battezzato, nella chiesa di San Vigilio, il 23 dicembre 1715. Il padre, Pietro Rovisi, originario di Bulla, in Val Gardena, svolgeva l’attività di mercante di legname intrattenendo stretti contatti

Banchetto di Baldassarre. Olio su tela (1747 x 50) , 135 x 182 cm.- collezione Privata. Istituzione dello Scapolare,affresco. 250 cm x 180. Moena, Parrocchiale di S.Vigilio, Cappella del Carmine.

con la Serenissima Repubblica Veneta, contatti che contribuirono certamente a determinare la scelta di inviare a Venezia il giovane Valentino come apprendista garzone presso qualche "Capo Maestro Depentor". Giunto nella città lagunare nel 1728 il giovane alloggiò in calle del Sturion, nei pressi di Rialto e della Dogana di terra, luogo deputato al transito delle merci ed al pagamento dei relativi dazi, e pertanto base dell’attività commerciale del padre. Nessun documento rivela in quale bottega Valentino trascorse gli anni tradizionalmente previsti per svolgere il garzonato, tuttavia l’analisi stilistica delle opere risalenti a quel periodo consente di ritenere che abbia frequentato la bottega del protagonista più geniale del Settecento veneziano: Giambattista Tiepolo. 

Giudizio Universale, 1759, affresco, cm 600 x 1180. Cembra, Chiesa S.Pietro

Tra il 1733 e il 1734 è possibile collocare il suo primo rientro in patria dove lo attendevano oltre ad un ambiente culturale in ristagno, commissioni quasi esclusivamente di tipo devozionale. A distanza di quasi dieci anni dal suo primo rientro in patria, Rovisi maturò così la decisione di intraprendere un secondo viaggio a Venezia, questa volta ben più duraturo e destinato a lasciare una traccia profonda nella sua arte e nella sua vita. Rovisi riallacciò quindi i contatti e le amicizie che avevano caratterizzato il suo primo approdo in laguna, contatti che molto probabilmente non erano mai venuti meno. Tornò a vivere nella stessa casa, quella di proprietà del signor Filosi da Malvasia sita nella parrocchia di San Silvestro, dove quindici anni prima, ancora fanciullo, era stato accolto e dove, durante questo secondo soggiorno, incontrò Lucia Ghisler, sua futura moglie e madre dei suoi cinque figli. Risale a quest’epoca l’assidua frequentazione della bottega di Giambattista Tiepolo, questa volta non più come apprendista garzone, ma come lavorante e verosimilmente collaboratore. Il 12 marzo 1783 Valentino Rovisi si spense a Moena.

Altre mostre ( 2003 )

Il 17 maggio tutti al Castel Beseno per “ La virtù della fortezza”, ovvero le armi di un tempo messe in evidenza. Ciò che ha fatto sognare generazioni di ragazzi ora appaiono nelle appropriate sale del maniero valorizzando in questo modo la vocazione difensiva di uno dei più suggestivi castelli dell’arco alpino. Il 21 giugno si inaugura “Rifiorir d’antichi suoni. Tre secoli di pianoforti”. Trecento anni sono trascorsi dall’invenzione del pianoforte e questa è l’occasione per riunire attorno a questo strumento gli appassionati di ogni Paese. Cinquanta pianoforti saranno esposti provenienti da prestigiose collezioni europee, affiancati da dipinti e stampe con soggetti musicali. Alcuni di questi strumenti saranno utilizzati per concerti-evento. Inoltre sarà allestito un laboratorio di restauro in collaborazione con il Centre International du Pianoforte et de la Harpe di Besançon, il quale permetterà di cogliere i profondi cambiamenti che hanno accompagnato la storia di questo strumento simbolo della cultura musicale europea ed importante testimone degli sviluppi dell’arte del mobile. A partire dal 27 settembre sarà la volta di una mostra che racconterà, attraverso opere di diverso genere, le “Acquisizioni” effettuate dal Castello ieri e oggi. Non solo quindi mostre temporanee, ma il Castello mette in mostra il proprio vestito.


 

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